ll prezzo nascosto del non cambiare: quando la scelta è nostra
Spesso ci troviamo a pronunciare la frase: "Vorrei cambiare, ma non ci riesco". Sembra un'affermazione sincera, un lamento autentico di fronte a un'impossibilità percepita. Ma se provassimo a guardare la cosa da un'altra prospettiva? Se in realtà, dietro a quel "non ci riesco", si celasse una parte di noi che non vuole davvero cambiare? È un'idea difficile da accettare, quasi un affronto, eppure merita una riflessione profonda.
I benefici nascosti del dolore
Sembra paradossale, ma rimanere ancorati a situazioni che ci fanno soffrire, o a schemi comportamentali distruttivi, può portare con sé dei benefici, seppur a un livello inconscio. Questi benefici, per quanto effimeri e dannosi a lungo termine, agiscono come ancore che ci impediscono di spiccare il volo.
Uno dei più comuni è il vittimismo. Crogiolarsi nel ruolo di vittima, sentirsi in balia degli eventi e delle decisioni altrui, può fornire una sorta di "comfort" e, in alcuni casi, attirare attenzioni e compassione. Questo stato, per quanto doloroso, ci solleva dalla responsabilità di agire e di assumerci i rischi connessi al cambiamento. È un modo per mantenere l'anima "intorpidita", addormentata, piuttosto che confrontarsi con la vitalità, a volte spaventosa, di godersi la vita appieno. Fino a giungere a limiti estremi di auto-sabotaggio e rovina della salute, fisica e mentale.
Gli "anestetici" dell'Anima
Per mantenere questa quiete forzata, questa cecità volontaria, spesso ricorriamo a "palliativi" e "analgesici" per i dolori dell'anima. Il cibo, lo shopping compulsivo, l'iperlavoro: queste sono strategie per anestetizzare il dolore e non vedere la realtà.
In alcuni contesti, anche farmaci come ansiolitici, antidepressivi e sonniferi possono essere usati come forme di "anestetici" per non affrontare il dolore emotivo. È importante sottolineare che questi farmaci sono strumenti medici preziosi e indispensabili per molte persone che affrontano condizioni di salute mentale complesse, e il loro utilizzo deve essere sempre sotto stretta supervisione medica. Tuttavia, se usati senza un percorso di comprensione e risoluzione delle cause profonde del disagio, possono diventare un modo per "non voler vedere e sentire", rimandando indefinitamente il confronto con le nostre ombre e le nostre paure più profonde.
Questi "anestetici", siano essi comportamentali o farmacologici usati impropriamente, creano una sorta di bolla protettiva, un velo che ci separa dalla piena esperienza della vita. Ci impediscono di affrontare le radici del nostro malessere, procrastinando un cambiamento che, per quanto difficile, sarebbe liberatorio.
La nostra scelta, la nostra libertà
La verità è che la scelta è nostra. Anche la volontà di stare male, per quanto doloroso sia ammetterlo, è una decisione che, a un certo livello, prendiamo. Riconoscere questo non significa colpevolizzarsi, ma piuttosto riappropriarsi del proprio potere. È il primo, fondamentale passo per uscire dal circolo vizioso del "vorrei ma non ci riesco".
Comprendere i benefici nascosti che traiamo dal non cambiare ci permette di smascherare le nostre auto-illusioni. È un atto di coraggio che apre la strada a una vera trasformazione. Solo quando saremo disposti a rinunciare a questi "benefici", a guardare in faccia il nostro dolore senza anestetici comportamentali o un uso improprio di quelli farmacologici, potremo iniziare a percorrere il cammino verso una vita più autentica e piena.
È un percorso che richiede impegno, consapevolezza e, a volte, il supporto di professionisti. Ma la libertà che ne deriva, la possibilità di scegliere consapevolmente la propria felicità, è un premio inestimabile.
Cosa ne pensi di questa prospettiva? Ti è mai capitato di riconoscere in te stessa uno di questi "benefici" nel rimanere nella zona di comfort, anche se dolorosa?
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