Lo stress che fa bene: cambiare prospettiva per migliorare il benessere

 

Lo spunto per questo articolo nasce da un incontro in seduta con una persona speciale che seguo da diversi mesi. Durante il nostro ultimo colloquio mi ha chiesto di analizzare una situazione che le generava forte stress e agitazione, senza riuscire a comprenderne il motivo.

Approfondendo insieme la questione, è emerso che una parte significativa della difficoltà era legata al suo approccio allo stress e all’idea, prevalentemente negativa, che ne aveva. Una convinzione molto diffusa, nella quale anch’io in passato mi sono riconosciuta. È proprio per questo che, alcuni anni fa, ho deciso di approfondire seriamente il tema.

Oggi desidero condividere ciò che ho imparato e che ha aiutato me e le persone che accompagno nei percorsi di consulenza, a cambiare il modo di guardare allo stress e, di conseguenza, alla vita.

L’argomento è complesso e affascinante; questo articolo non pretende di essere esaustivo, ma di offrire una prospettiva diversa. 

In questo articolo scoprirai:

  • Il grande fraintendimento: perché abbiamo imparato a temere lo stress e come la scienza distingue tra distress (dannoso) ed eustress (positivo).
  • Oltre l’attacco-fuga: perché lo stress non è solo una reazione di paura, ma un sistema evoluto che si adatta alle sfide moderne.
  • Lo stress come carburante: come attivare la “risposta di sfida” per migliorare concentrazione, energia e prestazioni.
  • La biologia della connessione: il ruolo sorprendente dell’ossitocina che ci spinge a cercare supporto e proteggere gli altri nei momenti difficili.
  • Il “vaccino” dello stress: come il recupero trasforma le esperienze faticose in crescita personale e maggiore resilienza futura (inoculazione dello stress).
  • Cambiare prospettiva: perché sentirsi stressati non è un segno di debolezza, ma la prova che ti stai prendendo cura di ciò che per te è importante.

Da dove nasce il fraintendimento sullo stress

Lo stress è, in termini semplici, la risposta del corpo a qualsiasi richiesta o stimolo. Il problema nasce dal fatto che abbiamo associato questa parola a qualcosa di esclusivamente dannoso o tossico.

È vero: esistono solide evidenze scientifiche che dimostrano come lo stress grave, traumatico o cronico possa compromettere la salute. Tuttavia, Hans Selye, pioniere nello studio dello stress, ne diede una definizione molto più ampia, includendo non solo eventi traumatici, ma tutto ciò che accade nella nostra vita.

Per Selye, lo stress è “la risposta del corpo alla vita”. Arrivò persino a distinguere tra:

Distress, lo stress dannoso

Eustress, lo stress positivo e funzionale

Negli anni ’70 affermò:

“Lo stress c’è sempre. L’unica cosa davvero importante è assicurarsi che sia utile a noi stessi e agli altri.”

Purtroppo, questo messaggio arrivò troppo tardi. La parola “stress” aveva già assunto una connotazione prevalentemente negativa, sia nell’opinione pubblica sia nella comunità scientifica.

Un sondaggio statunitense del 2014 ne è un esempio emblematico: tra le persone che si dichiaravano estremamente stressate, la principale fonte di stress risultava essere la gestione degli impegni familiari, seguita dall’ascolto delle notizie politiche. Esperienze quotidiane, non eventi traumatici.

Questo ci invita a riflettere: non è lo stress in sé il problema, ma il significato che gli attribuiamo.


Oltre l’attacco-fuga: le molte risposte allo stress

Il concetto di stress elaborato da Selye si ispira al lavoro di Walter Cannon, fisiologo di Harvard, che per primo descrisse la risposta di attacco o fuga. Quando il cervello percepisce una minaccia, il corpo si prepara automaticamente a:

• combattere

• oppure fuggire

Il battito cardiaco accelera, la respirazione aumenta, i muscoli si tendono, l’energia viene mobilitata: una risposta essenziale per la sopravvivenza.

Tuttavia, se questa fosse l’unica modalità di risposta, sarebbe poco adatta alla vita moderna. Fortunatamente, l’essere umano si è evoluto e con lui anche il sistema di risposta allo stress.

Oggi sappiamo che esistono diverse risposte allo stress, non solo l’attacco-fuga.


Lo stress come risorsa: energia, focus e prestazione

In situazioni percepite come impegnative ma non minacciose, il corpo può attivare quella che gli studiosi chiamano risposta di sfida.

Questa risposta:

• aumenta l’energia disponibile;

• migliora attenzione e concentrazione;

• stimola la motivazione;

• favorisce prestazioni elevate.

Dal punto di vista biochimico, entrano in gioco adrenalina, endorfine, dopamina e testosterone, ma in un equilibrio che permette un recupero più rapido e un apprendimento efficace dall’esperienza.

A differenza dell’attacco-fuga:

• non prevale la paura;

• il corpo non va in sovraccarico;

• cresce la fiducia in sè stessi.

Lo stress, in questo caso, diventa un alleato.

Lo stress che connette: la dimensione relazionale


Lo stress non ci fornisce solo energia. In molte circostanze ci spinge anche a connetterci con gli altri.

Questo aspetto è mediato principalmente dall’ossitocina, un ormone fondamentale per i legami sociali. L’ossitocina:

• favorisce empatia e fiducia;

• aumenta il desiderio di contatto e supporto;

• riduce la risposta di paura;

• rafforza il coraggio.

Gli scienziati chiamano questa modalità tend-and-befriend, ovvero “prendersi cura e creare alleanze”.

È la risposta che emerge quando:

proteggiamo chi amiamo

• difendiamo un valore o una comunità

ci attiviamo di fronte a un’ingiustizia

Inoltre, l’ossitocina ha un effetto protettivo sul cuore, favorendo la rigenerazione delle cellule cardiache. Questo è ben lontano dall’idea semplicistica che “lo stress provoca sempre danni al cuore”.

Lo stress come motore di crescita e apprendimento

Ogni risposta allo stress si conclude con una fase fondamentale: il recupero. È il momento in cui il corpo e la mente iniziano lentamente a ritrovare equilibrio dopo l’attivazione. Spesso tendiamo a sottovalutarlo, ma è proprio in questa fase che avviene gran parte dell’apprendimento.

Il nostro organismo possiede una sorta di farmacia interna che si attiva per aiutarci a recuperare.

Il recupero non è immediato. Per ore, e talvolta per giorni, dopo un evento particolarmente stressante, la mente continua a elaborare ciò che è accaduto. È normale, in questi momenti, ripensare spesso all’esperienza, sentire il bisogno di parlarne con qualcuno o, se le cose sono andate bene, provare sollievo, gratitudine o un senso di liberazione.

Quando invece l’esperienza è stata difficile, può emergere il desiderio di capire cosa è successo, immaginare alternative, chiedersi cosa si sarebbe potuto fare diversamente. Anche questo processo, per quanto faticoso, ha una funzione importante: aiutare il cervello a dare un significato a ciò che è accaduto.

Durante la fase di recupero le emozioni possono essere intense e contrastanti. Paura, rabbia, tristezza, senso di colpa, ma anche gioia, sollievo o gratitudine fanno parte del percorso. Dal punto di vista del sistema nervoso, queste emozioni non sono un problema da eliminare, bensì un mezzo attraverso cui apprendiamo. Proprio grazie a questa attivazione emotiva, il cervello diventa più plastico e più capace di integrare l’esperienza.

Questo meccanismo è noto come inoculazione dello stress. Proprio come un vaccino prepara l’organismo a reagire meglio in futuro, le esperienze stressanti, se elaborate e integrate, aiutano il cervello e il corpo a rispondere in modo più efficace quando si presentano situazioni simili.

Non significa che ogni piccolo stress ci renda automaticamente più forti. Tuttavia, le esperienze particolarmente impegnative lasciano una traccia profonda nel sistema nervoso, una sorta di memoria che ci prepara ad affrontare meglio le sfide future. È per questo che l’allenamento in condizioni di stress è una parte fondamentale della preparazione di atleti professionisti, operatori dell’emergenza, astronauti e di tutte quelle persone che devono mantenere lucidità e presenza in contesti complessi.

Quando comprendiamo che attraversare momenti stressanti può aiutarci a crescere, cambia anche il modo in cui li affrontiamo. Le ricerche mostrano che aspettarsi di imparare da un’esperienza stressante può modificare la risposta stessa allo stress, rendendola più funzionale e meno debilitante.

Allo stesso modo, considerare una situazione stressante come un’opportunità per sviluppare competenze, risorse interiori o nuove consapevolezze favorisce l’attivazione di una risposta di sfida, anziché della classica risposta di attacco o fuga. Questo aumenta la probabilità di apprendere dall’esperienza e di uscirne trasformati.

Il sistema di risposta allo stress è, per sua natura, adattivo. Corpo e mente si rimodellano continuamente per aiutarci a gestire al meglio le richieste della vita. Per questo, se desideriamo rispondere allo stress in modo diverso, il primo passo è sviluppare consapevolezza e allenarci a riconoscere ciò di cui abbiamo davvero bisogno nei momenti di pressione.

Quando sentiamo il corpo attivarsi, possiamo fermarci un istante e chiederci:

di quale risorsa ho bisogno adesso? Forza, connessione, protezione, chiarezza, significato, crescita?

Ogni risposta allo stress può diventare un’occasione per conoscerci meglio e per evolvere.


Il messaggio da portare a casa

Manifestare stress viene spesso interpretato come una debolezza. In realtà, ci stressiamo quando qualcosa per noi è importante.

Ci stressiamo:

• quando difendiamo i nostri valori;

• quando ci prendiamo cura degli altri;

• quando vogliamo crescere;

• quando serve coraggio.

Lo stress non è solo un istinto di sopravvivenza: è un linguaggio del corpo che ci parla di significato, coinvolgimento e umanità.

Quando impariamo a guardarlo in questo modo, smette di essere un nemico da combattere e diventa una risorsa da comprendere, modulare e utilizzare con consapevolezza.

Stefania



Bibliografia

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